Tra i quindici furti e tentati furti commessi in Italia c’era anche un colpo messo a segno a Grosseto nell’agosto del 2018. Ma per la Corte di Cassazione quei reati non fanno parte di un unico progetto criminale e, di conseguenza, non possono beneficiare della continuazione. Lo ha stabilito la prima corte che ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un uomo di 39 anni, confermando integralmente la decisione del Tribunale di Pavia.
L’uomo aveva chiesto che venisse riconosciuto il vincolo della continuazione tra quindici condanne definitive per furti e tentati furti. Gli episodi erano stati commessi nell’arco di quasi otto anni, tra il 2011 e il 2019, in città diverse tra cui Grosseto. Nel ricorso, la difesa sosteneva che tutti i reati fossero accomunati da un medesimo disegno criminoso. Tutto per colpa della droga e della sua tossicodipendenza.
I giudici hanno evidenziato che i reati sono stati commessi in un arco temporale molto esteso. Secondo la Cassazione, la semplice circostanza che tutti i fatti siano furti non basta per riconoscere la continuazione. La corte ha osservato anche che la situazione di tossicodipendenza non era adeguatamente documentata. La Cassazione ha quindi dichiarato inammissibile il ricorso: il condannato dovrà anche sostenere le spese processuali.










