"Non uccidere il mio papà, ti prego, salvalo". Angelita ha sette anni, tira con tutta la forza che ha, il lembo della divisa di un caporale tedesco che sta per fucilare il padre. Aldo è in fila, insieme ad altri uomini; per i nazisti sono disertori e meritano la morte. Li hanno rastrellati portandoli via dalle case o dai campi, intorno alla grande colonica nelle campagne di Sant’Angelo in Vado, al confine tra Marche e Toscana. Rastrellati, prima di finire faccia al muro, gli ultimi istanti di vita. Angelita assiste alla scena, pietrificata, insieme alla mamma: è lei a spingerla verso il militare nazista per lanciare l’appello disperato. "Non sparare, ti prego" ripete tra le lacrime. Lui la guarda: Angelita ha capelli biondissimi e occhi azzurri. In lei rivede la figlia Iorga. La prende in braccio e la rassicura: il babbo avrà salva la vita ma lei dovrà portare il nome della figlia: Iorga.

Un patto segreto tra loro che la bambina custodisce fino alla vecchiaia. In famiglia non si parla di quel giorno, era il giugno 1943. Cala il silenzio su quella strage dalla quale si salva solo Aldo Sartini. Un "segreto che nessuno ha mai rivelato nella nostra famiglia, l’ho scoperto per caso". È il racconto di Giuseppe Catani, cugino di Angelita. Ha scoperto il mistero di Iorga solo quando è andato al cimitero: "Ho portato un mazzo di fiori ma non riuscivo a trovare la lapide su cui deporli, perché non c’era scritto il nome di Angelita Sartini. Ho chiesto spiegazioni a una delle sorelle di mia cugina e a quel punto lei mi ha raccontato tutto. La decisione di Angelita è stata una forma di gratitudine per quel caporale tedesco che aveva strappato il padre alla fucilazione, una sorta di pegno nei suoi confronti, saldato alla sua morte".