Ora che Angelika Hutter lotta tra la vita e la morte su un letto dell’ospedale Borgo Trento di Verona, a parlare di «pietà» verso di lei è il carabiniere che la arrestò il 6 luglio 2023 poco dopo che la 36enne tedesca, al volante di un’Audi A3, aveva messo la sua firma sulla strage di Santo Stefano di Cadore, uccidendo con una sola manovra Marco Antonello, di 47 anni, suo figlio Mattia (di 2 anni) e la nonna Maria Grazia Zuin, di 65 anni, tutti di Favaro Veneto, nel Veneziano.

Il proprio pensiero, il tenente colonnello Christian Costantini – ora a capo della polizia giudiziaria dei carabinieri in procura a Venezia – lo affida ad un lungo post pubblicato ieri mattina sulla propria pagina Facebook. Parole con le quali ricorda ogni attimo di quel pomeriggio e di quanto accaduto nei giorni seguenti, perché lui c’era: era il comandante del Reparto Operativo di Belluno. Parole che però si chiudono con un messaggio di umanità: «Ho sentimenti contrastanti. Ma quello che vince sempre è il senso di pietà. Perché solo attraverso la pietà riesco a svolgere fino in fondo il mio lavoro: quello di essere un carabiniere, uno che le vite le deve proteggere, tutelare e salvare».

Angelika Hutter, la fuga dalla comunità e l'investimento con il suv, è grave. Due anni fa falciò e uccise con l'auto un'intera famiglia