di
Alessio Di Sauro
La mamma Iolanda: «Non ho più lacrime». L'aggressore è stato arrestato per tentato omicidio e s'indaga su possibili disturbi psichiatrici
Estrae un piccolo crocifisso d’oro, lo stringe a sé. «Quel maledetto andava in giro con un coltello, questa è invece l’unica arma che io porto sempre con me». Il signor Costantino P., 78 anni, bacia la medaglietta prima di riporla nella tasca dei pantaloni beige macchiati di rosso, striati del sangue di suo figlio Gerardo, del suo unico figlio, che ora lotta per la vita all’ospedale Niguarda dopo essere stato colpito con più di 20 coltellate dal 22enne Lamin Saidilly. Li ha ancora indosso mentre cammina fuori dalla sala visitatori del pronto soccorso, avanti indietro, una sigaretta dopo l’altra a inframezzare ore di strazio, in attesa di conoscere dai medici il destino del suo «Jerry». «È successo tutto all’improvviso, non riesco ancora a capacitarmene», si dispera, l’accento a tradire le origini di Canosa di Puglia, da cui si trasferì a Milano più di 70 anni fa.
Un’aggressione senza un perché.«Erano le sette e mezza di mattina, stavamo prendendo il caffè fuori dal bar sotto casa mia, dopo sarebbe andato a fare la spesa. Mi stava dicendo che aveva comprato una camicia che poi si era rivelata essere troppo stretta, aveva gettato lo scontrino e non poteva cambiarla. Mi ha detto “Papà, prendila tu”. Me l’avrebbe portata domenica a pranzo a casa mia, dove ci vediamo ogni settimana. Il tempo di finire la frase ed è piombato alle sue spalle un uomo incappucciato, vestito di nero».









