di

Michela Proietti

L'inventore della rassegna musicale racconta aneddoti e curiosità del più importante festival jazz italiano: «Dal 1973 sono venute tutte le star. Mi manca solo Stevie Wonder»

Carlo Pagnotta, perugino, 93 anni il prossimo 13 agosto. Fondatore di Umbria Jazz, il più importante festival jazz italiano.È vero che non ha mai studiato musica?«È una notizia mal riportata. Cominciai da ragazzo con il contrabbasso. La musica è difficile. È come ingegneria, infatti a Bologna non ho finito gli studi».La sua era un famiglia di artisti?«Avevamo un ristorante in centro a Perugia, si chiamava Trasimeno, l’ho chiuso io e ancora lo cercano. Mio padre diceva: “Se rinasco rifaccio questo mestiere”. Mi madre gli rispondeva: “E allora io non ti risposo”».Se chiude gli occhi dove si rivede?«Da piccolo a Camaldoli, mi portavano lì invece che al mare perché dicevano che ero nervosetto. L’altro ricordo è in collegio dai salesiani: le suore mi avevano cacciato. Ho ripetuto la quarta elementare».Il suo percorso di studi«Il liceo scientifico al Convitto Nazionale Cicognini, lo stesso di Gabriele D’Annunzio, dove fece la famosa rivolta delle polpette, per protestare contro il menu del refettorio».Lei era un facinoroso?«Organizzai la rivolta del pane raffermo che si erano inventati di darci a colazione. Convinsi gli altri 200 studenti a comprare Pavesini e fare un bel rumore aprendo le confezioni tutte insieme».Come ha scoperto il jazz?«La sera ci ritrovavamo in camera alle 21. Era il 1949, io ascoltavo la musica in cuffia con la radio a galena. Mi imbattei nel festival jazz di Parigi con Gillespie e Parker. Andai subito da Nannucci a comperare il primo disco».Quando è arrivata l’idea del festival?«All’Università ho conosciuto Alberto Alberti, io facevo ingegneria, lui legge. Avevamo un doppio libretto universitario, che ci scambiavamo: una volta dava un esame lui, un’altra io e lo mostravamo a turno alle famiglie. Diventò un pezzo grosso del jazz, io invece avevo Sir Charles, un negozio british-style a Perugia. Non lo aprivo mai prima di mezzogiorno, vendevo giacche mica brioche... Nel 1953 con Adriano Mazzoletti, grande esperto di musica, avevamo fondato il circolo del jazz/hot club Perugia. Nel 1955 al teatro Morlacchi arrivò Louis Armstrong e l’anno seguente Chet Baker alla Sala dei Notari. Anni dopo parlando con Alberti ci venne in mente l’idea di un Festival con la Regione Umbria. Nacque così il 23 agosto del 1973, Umbria Jazz. La formula era rivoluzionaria: concerti gratuiti nelle piazze e nei luoghi storici. Avevamo portato la musica fuori dai teatri».