di Andrea Spinelli

“Superband” con la “S” maiuscola. Tony Levin era già stato ad Umbria Jazz nel 2019 con i King Crimson, Steve Vai invece la scorsa estate al fianco di Joe Satriani. Tornano entrambi allo stadio Santa Giuliana il 4 luglio con quello che da due anni è il loro progetto più ambizioso e acclamato, quei Beat nati per omaggiare gli anni Ottanta degli stessi Crimson in cui suonano assieme al chitarrista Adrian Belew, regista dell’intera operazione, e il batterista dei Tool Danny Carey. Quattro colossi che innalzano il livello di un cartellone già notevole di suo come quello messo in piedi dal festival perugino per questa sua 53ª edizione. Oltre ai Beat, infatti, ad impreziosire il programma ci pensano Sting il 3 luglio, il Perigeo il 4, Jon Batiste il 5, Terence Blanchard & Ravi Coltrane il 6, Laurie Anderson il 7, gli Snarky Puppy l’8, Stefano Bollani All Stars il 9, Gilberto Gil il 10, Zucchero l’11 ed Elvis Costello il 12.

Il Beat Project riporta in vita una trilogia storica di “Discipline”, “Beat” e “Three of a perfect pair”. Che significa oggi riconnettersi con quella musica?

Vai: "Quando negli anni ’80 uscirono quei tre album per noi amanti dei King Crimson fu quasi uno shock, perché univano nuove idee tecniche, sorprendenti intrecci di chitarre, un largo uso di sintetizzatori e il basso orchestrale di Tony. Il tutto con melodie potenti e raffinate, che conferivano alla musica un’aura quasi segreta".