Per fortuna ho un buon rapporto col cambiare idea, per fortuna dico «mi ero sbagliata» con gran disinvoltura: se fossi una di quelle che amano tenere il punto, in questo periodo certi ripensamenti mi farebbero soffrire più del caldo.
Una volta era solo “La grande bellezza”. Non ricordo neanche come andò, se non a grandissime linee: vidi il film, mi innervosii tantissimo, per mesi non feci altro che scrivere ovunque quanto fosse orrendo. Era diventata così tanto una mia fissa che, poiché le fisse sono sempre ricambiate, quando il film vinse l’Oscar lo sceneggiatore fece un post su Facebook dicendo che l’avevano vinto alla faccia mia.
Non mi ricordo neanche come mai ho cambiato idea, forse alla centesima volta in cui ho citato Jep Gambardella ho iniziato a pensare che un film che citavo così spesso qualcosa di buono doveva avercelo. O forse è che mi sono arresa alla più evidente delle verità: tutto ciò che ci infastidisce ci somiglia.
Però era un’eccezione, e infatti ho amici e conoscenti che, ogni volta che dico che qualcosa mi fa orrore, mi dicono cose tipo: guarda che finisce come coi fenicotteri. Ci finisce sempre più spesso, ultimamente non faccio altro che rivalutare roba che mi faceva schifo: Sorrentino ha un sacco di compagnia.






