Tutto quel che c’è da dire sulla questione «Erri De Luca e il genocidio», questione che agita i social del ceto medio complessato da un paio di giorni, l’ha detto Francesco De Gregori parlando di Springsteen, ma a De Gregori ci arriviamo dopo, prima partiamo da Erri De Luca.
Elenco incompleto di autori italiani dei quali non ho mai letto un libro e che se la sono cavata benone senza il mio contributo: Elena Ferrante, Paolo Cognetti, Veronica Raimo, Gianrico Carofiglio, Viola Ardone, Roberto Saviano, Stefania Auci, Andrea Camilleri, Michela Murgia, Erri De Luca.
È un elenco casuale, nel senso che mescola autori che non mi è mai sembrato importante leggere, autori che non mi è capitato di leggere, autori che non leggo perché è come se li avessi letti. È un elenco che faccio per (vanamente) tentare di risparmiarmi i «Lo vedi che adesso Soncini non legge De Luca perché è un’orrida antisemitaaaa»: so bene che il pavlovismo dell’internet non si ferma di fronte al dato di realtà, e questa didascalia è in un paragrafo separato acciocché i cuccioli di Pavlov possano fare il loro bravo screenshot e dire «ah!, lo sapevo che avrebbe attaccato De Luca, quella schifosa».
Se, beati voi, negli ultimi due giorni avete tenuto il telefono spento onde rileggere in pace Proust, e avete preso la discutibile decisione di riaccenderlo solo per leggere me, riassumo i fatti – in mancanza di una parola più precisa per definire ciò che è avvenuto (la parola c’è, ed è «stronzate», ma io ho pur sempre studiato dalle Orsoline).











