Integrità, responsabilità, equità, rispetto reciproco, apertura, trasparenza e assunzione di responsabilità: sono i principi elencati nel preambolo del nuovo codice etico dei musei, approvato a Parigi la settimana scorsa dall’assemblea dell’ICOM, l’International Council of Museums. Rileggendo questa lista, possiamo immediatamente trarre due conclusioni: innanzitutto, si tratta di principi di convivenza civile applicabili in una sfera ben più ampia dell’ambito museale. Se la variegata comunità dei musei, che spazia da grandi istituzioni visitate annualmente da milioni di persone a piccole realtà situate in teatri di guerra che faticano a difendere le loro collezioni, decide di adottare questi principi, ciò accade perché i musei sono in contatto diretto con le comunità nelle quali sono inseriti. La seconda conclusione è dunque che i musei intendono rafforzare la loro duplice funzione di specchi della società e di spazi di dialogo.
Tutti i membri dell’ICOM, International Council of Museums che si sono riuniti la scorsa settimana
La parola-chiave è proprio “dialogo”, ovvero il “discorso che sta nel mezzo”, che non impone se stesso ma riconosce la presenza dell’altro. È un fatto che moltissimi musei contengano ed espongano oggetti che provengono da luoghi diversi da quello in cui sorgono. I manufatti hanno sempre viaggiato assieme alle persone per essere venduti o scambiati, ma molte delle grandi collezioni museali si sono formate in un periodo storico preciso, nel corso del XIX secolo, in cui imperava un forte eurocentrismo ed uno sbilanciamento di forza e di potere fra le grandi nazioni del nostro continente e paesi situati in zone più povere del mondo e che hanno subito un processo di spoliazione a volte violenta. Ci troviamo oggi davanti a situazioni paradossali: cittadini di paesi lontani che, per vedere reperti importantissimi della loro cultura di appartenenza, dovrebbero ottenere un visto e intraprendere viaggi lunghi e costosi per venire in Europa. Anche nel caso in cui viaggiare non rappresenti un problema insormontabile, la questione etica è comunque evidente. Molti musei sono costruiti su questa faglia, lungo la quale si è accumulata la tensione tra chi ospita attualmente gli oggetti e chi appartiene alla cultura che li ha creati. Questa tensione non può e non deve esser ignorata, deve invece essere affrontata in modo che non si traduca in frattura, ma venga incanalata in un dialogo propositivo e costruttivo.







