SINTRA – Lucrezia Reichlin, professoressa della London Business School, ex direttrice della ricerca della Bce e tra le massime economiste al mondo, spiega a Repubblica perché la Banca centrale europea sbaglierebbe ad aumentare di nuovo i tassi di interesse a settembre e perché la resilienza europea decantata da Lagarde rischia di essere parziale senza un impegno serio sulle nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale.
Ieri i dati dell’inflazione in Italia, Germania e Francia sono stati più bassi del previsto.
«L’inflazione è molto più bassa di quanto non ci si aspettasse. È la conferma che il picco dell’inflazione recente è molto legato alla contingenza geopolitica e alla crisi nello Stretto di Hormuz e dunque al prezzo dell’energia. L’inflazione sottostante in Europa sembra essere stabile. In un’ottica di medio periodo non sembrano esserci segnali di allarme».
E la Bce cosa deve fare alla luce di questa novità?
«La Bce non fa più “commitment”, la cosiddetta forward guidance intesa come impegno a tenere il tasso di interesse ad un certo livello, o la sua reinterpretazione, la Framework Guidance che significa “non vi diciamo cosa facciamo nel futuro ma vi spieghiamo come ragioniamo”, trasmette comunque un impegno a non segnalare traiettorie. Però dopo i dati di oggi, se i mercati prezzavano finora un rialzo a settembre, ora mi sembra tutto aperto».









