<p>I banchieri centrali globali sono concordi su un aspetto della politica monetaria: in tempi incerti non è opportuno dare indicazioni prospettiche sui tassi (forward guidance) che vincolano i governatori, ma solo spiegazioni sulla possibile reazione in base agli scenari (framework guidance, come l'ha chiamata la Bce).

Questo tema è emerso ieri all'incontro annuale di Sintra in Portogallo, a cui hanno partecipato Christine Lagarde (presidente Bce), Kevin Warsh (Fed), Andrew Bailey (BoE) e Tiff Macklem (Bank of Canada). </p><p>Il compito più difficile è stato quello di Warsh, che da giugno ha preso il posto di Jerome Powell ed è diviso tra l'inflazione Usa al 4,2% a maggio (dato Cpi) e un possibile ritorno delle pressioni di Trump per un taglio dei tassi. «Siamo una banca centrale indipendente da moltissimo tempo.

Continueremo a esserlo.

Non vedrete cambiamenti», ha detto il presidente della Fed rispondendo a una domanda su Trump (che ha più volte insultato Powell sui tassi).

Warsh ha confermato l'impegno alla lotta all'inflazione: «Resterà deluso chi penserà che la Fed sarà a proprio agio con un obiettivo di inflazione sopra il 2%». </p><p>Nel concreto però è sfuggito a molte domande, come nella prima conferenza stampa a metà giugno, e ha rinviato le risposte alle task force avviate per innovare la politica monetaria Usa.