La proposta di nuova legge elettorale ora in discussione alla Camera dei deputati è gravissima. Si tratta di un surrogato dell’iniziativa pensata dal governo per imporre il premierato, che non ha avuto fortuna. E tuttavia quel fantasma riappare in un testo che offre a chi vince le elezioni con una percentuale del 42% una sorta di potere assoluto. Siamo nella scia dell’impero trumpiano, uso a considerare le regole un lusso della vecchia democrazia liberale.
È molto evidente il carattere anticostituzionale del testo, che lede la parità delle cittadine e dei cittadini di fronte al voto. Per di più con liste bloccate.
In un quadro di fortissimo astensionismo una simile assurdità non può che aumentare una rassegnata disaffezione rispetto alla cosa pubblica, almeno quella che appare dominante.
Ieri si è tenuta una riuscitissima assemblea a Roma, al Teatro de’ Servi, promossa da Costituzione e democrazia, Fondazione Demo e Articolo21.
Alle spalle dell’iniziativa stava una capillare attività -coordinata da Roberto Zaccaria- di quasi duecento costituzionaliste e costituzionalisti, capace di orientare il dibattito nel recente voto referendario sull’indipendenza della magistratura.









