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Cesare Battisti, l'ex militante dei Pac, condannato all'ergastolo per quattro omicidi commessi negli anni Settanta, ha presentato un reclamo contro la decisione del tribunale di Sorveglianza di Massa, dove è detenuto, di negargli il permesso di incontrare il figlio minore fuori dal carcere. "Si tratta di un permesso di due ore per vedere il figlio piccolo fuori dalle mura e comunque sotto controllo", dice il legale di Battisti, Davide Steccanella, definendo "assurda e assolutamente vergognosa" la decisione del Tribunale di Massa, assunta dopo i pareri negativi della direzione nazionale antiterrorismo e della direzione centrale della polizia di prevenzione del ministero dell'Interno, per "rischio evasione" e perché Battisti sarebbe "ancora pericoloso". "E' sconcertante e del tutto incomprensibile: stiamo parlando di un ultrasettantenne, che ha fatto venire qua la sua famiglia dal Brasile, quindi non ha nessuna intenzione di evadere", commenta Steccanella, difensore di Battisti insieme ai colleghi Marina Prosperi e Fabio Sommovigo. L'udienza di reclamo davanti al tribunale di sorveglianza di Genova è fissata per il prossimo 16 luglio.
In una lettera inviata al quotidiano La Nazione e pubblicata l'8 maggio, l’ex appartenente ai Proletari armati per il comunismo (Pac) denunciava una “disparità di trattamento” e il mancato accesso ai benefici previsti dall’ordinamento penitenziario, come permessi premio e semilibertà, oltre che la possibilità di incontrare il figlio.










