Il Tribunale di Sorveglianza di Roma ha rigettato il reclamo presentato dal difensore Alfredo Cospito contro la decisione del ministero della Giustizia di rinnovare per altri due anni il 41-bis per l’anarchico. Cospito è attualmente detenuto a Sassari ed è in regime di carcere duro dal 2022: all’inizio del 2023 era stato di un lungo sciopero della fame che aveva innescato un ampio dibattito mediatico e politico. Il 58enne, uno dei leader della Federazione anarchica informale (Fai), è stato condannato in via definitiva a un totale di 33 anni di carcere per due attentati: la gambizzazione di un dirigente Ansaldo a Genova nel 2012 e il posizionamento di due ordigni (che non causarono morti né feriti) di fronte alla scuola Allievi carabinieri di Fossano (Cuneo) nel 2006. Lo scorso settembre, la Corte europea dei diritti dell’uomo aveva respinto il suo ricorso contro la detenzione al 41-bis, giudicandolo “manifestamente infondato”.
Nel provvedimento di rinnovo del 41-bis si citano i pareri favorevoli espressi dalla Direzione nazionale antimafia, dalla Direzione distrettuale antimafia di Torino e dalla Direzione centrale Polizia di prevenzione del Viminale, secondo cui l’area anarchica che fa riferimento alla figura di Cospito rappresenta ancora un concreto pericolo per l’ordine pubblico e la sicurezza nazionale. Per questo motivo, il ritorno a un regime detentivo meno rigido potrebbe consentire la ripresa di collegamenti e scambi di informazioni con ambienti ritenuti di matrice eversiva. Il legale del detenuto, Flavio Rossi Albertini, ha contestato questa ricostruzione, sottolineando che gli ultimi attentati rivendicati dalla Fai risalgono ormai al biennio 2022-2023 e successivamente non sarebbero emersi episodi riconducibili alla stessa organizzazione.












