A volerle fare un torto si dovrebbe dire che va in pensione la “decana” della procura di Torino. Patrizia Caputo, 69 anni, è stata molto di più. Oggi, il suo ultimo giorno di incarico. Nell’ufficio al fondo del sesto piano di Palagiustizia gli scatoloni annunciano l’addio «ragionato a lungo e quindi scelto un anno prima del dovuto - dice lei – perché ritengo sia il momento di lasciare spazio ai giovani». La battaglia contro la ‘ndrangheta e i broker del narcotraffico I Crest (gli emblemi militari) delle forze di polizia con cui ha lavorato per quattro decenni sono rimasti appesi al muro e raccontano una carriera lunga e articolata, ma al contempo saldamente ancorata alla lotta alla mafia che si impossessò di Torino negli anni Ottanta spazzando via i catanesi e assumendo il monopolio del crimine organizzato. La sua battaglia contro la ‘ndrangheta, contro i broker del narcotraffico (Rocco Piscioneri e Nicola Assisi epr citarne alcuni) i procuratori che si sono avvicendati nel suo lungo percorso, la rarità – in magistratura – di aver iniziato in tribunale e poi come gip (è stata anche avvocato per un anno) prima di diventare pubblico ministero fanno del suo addio un fatto degno di nota. «Devo essere sincera?». Certo. «Questi 40 anni sono volati via in un amen».
Patrizia Caputo: “I miei 40 anni alla Procura della Repubblica tra mafia e corruzione”
Ultimo giorno per la procuratrice aggiunta che lascia con un anno di anticipo, «Dalla mafia ai narcos alla criminalità di strada: La fase repressiva da sola no…








