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Durante l’incontro in Egitto di lunedì sul futuro della Striscia di Gaza i leader internazionali sono andati uno a uno a stringere la mano al presidente statunitense Donald Trump e a farsi fotografare con lui. A un certo punto è andato anche Gianni Infantino, il presidente della FIFA, l’organizzazione che regola il calcio a livello mondiale. È un po’ inevitabile chiedersi cosa ci facesse lì, anche perché era l’unico partecipante a non essere un capo di governo, né un diplomatico o un rappresentante dei paesi arabi.

Infantino ha raggiunto Trump subito dopo Mahmoud Abbas, il presidente della Autorità nazionale palestinese

La presenza di Infantino (che è svizzero) in realtà non è così sorprendente se si considera lo stretto rapporto che ha costruito con Trump, specialmente dall’inizio del suo secondo mandato, lo scorso gennaio. Da anni Infantino viene criticato per la sua gestione personalistica della FIFA e, soprattutto, per la vicinanza personale alle leadership politiche dei paesi che ospitano i Mondiali di calcio, a scapito dell’indipendenza dell’organizzazione.

Alcuni leader internazionali e, in fondo a destra, Gianni Infantino, durante la riunione internazionale a Sharm el Sheikh, in Egitto, del 13 ottobre (Chip Somodevilla/Getty Images)