Seduto a sinistra del palco centrale, dal quale Donald Trump ha parlato ai membri del Board of Peace, Gianni Infantino applaude all'iniziativa promossa dal presidente Usa, che ha però diviso i leader mondiali. Il presidente Fifa, già presente al vertice di Sharm tra i leader che firmarono la tregua per Gaza, ha siglato un accordo con il Board, di cui è poi entrato a far parte: la confederazione mondiale del calcio finanzierà per 75 milioni di dollari la rinascita del calcio nei territori.

"Non dobbiamo ricostruire solo case, ma anche emozioni", ha detto via social, ringraziando il presidente Usa e i leader mondiali presenti per il loro "impegno per la pace". La relazione forte tra Infantino e Trump è di antica data e ora rafforzata dalla scelta di entrare nel Board, nel quale hanno rifiutato di entrare molti paesi europei, il Vaticano ha declinato l'invito, mentre l'Italia partecipa come 'osservatore'. A dicembre, il massimo dirigente del calcio mondiale assegnò (fu lui a decidere) al presidente Usa il premio della pace Fifa alla prima edizione, una sorta di 'succedaneo' del mancato Nobel.

Non solo il Mondiale 2026 (che gli Usa ospiteranno insieme al Canada e al Messico), ma anche una convergenza di interessi e visioni da molte nazioni Fifa che molti paesi Fifa contestano e Infantino ha sempre difeso in nome "della capacità del calcio di unire". Di fatto, ieri Infantino ha stretto molte mani (Tajani, Milei, Orban, Rubio tra gli altri), poi ha ricevuto il riconoscimento di Trump che dal palco ha ringraziato il suo alleato calcistico: "Porterai le più grandi stelle del calcio a Gaza, stelle più grandi anche di te e di me...".