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Ultimo aggiornamento: 12:50
A Sharm el-Sheikh, tutti chiamati da Donald Trump per suggellare l’accordo di tregua per Gaza, c’erano tra i più importanti leader mondiali. E poi c’era lui: Gianni Infantino, il presidente della Fifa. La scena vista durante il summit aveva del surreale: dopo aver stretto la mano a tutti gli altri capi di Stato e di governo, nonché ai vertici delle organizzazioni internazionali e regionali, Trump ha salutato anche Abu Mazen. Il leader palestinese è stato accompagnato dal presidente francese Emmanuel Macron fino al palco e ha parlato con il presidente Usa per circa un minuto e mezzo. Un momento storico, interrotto proprio da Infantino, che è stato l’ultimo a salire sul palco per stringere la mano all’amico Trump.
Che cosa ci faceva Infantino a Sharm el-Sheikh? Il 55enne svizzero, autentico monarca del pallone mondiale, è stato invitato direttamente dal presidente americano. Il motivo se lo sono chiesti in molti. La versione ufficiale del presidente della Fifa è pregna di retorica: un impegno per ricostruire le infrastrutture calcistiche distrutte a Gaza e in Palestina, in collaborazione con l’Associazione Calcistica Palestinese. “Il ruolo del calcio è quello di sostenere, unire e portare speranza nella regione. A Gaza e in Palestina, aiuteremo a ricostruire tutte le strutture calcistiche. Aiuteremo a riportare il calcio in ogni angolo del Paese. Porteremo palloni, costruiremo campi, invieremo istruttori, aiuteremo a organizzare competizioni e lanceremo un fondo per ricostruire le infrastrutture calcistiche in Palestina”, ha scritto Infantino in un lungo post su Instagram. Poi ha aggiunto: “Ho chiarito a tutti i leader mondiali che la Fifa è qui per aiutare, per dare supporto e per mettersi a disposizione in qualunque modo possiamo, affinché questo processo di pace si realizzi e abbia il miglior esito possibile”.













