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Ci sono tutti i potenti della terra, e poi c'è Gianni Infantino. Il momento è storico - la firma dell'accordo per la pace a Gaza - così i leader sono in posa per celebrare il momento: Trump al centro tra al-Sisi, Erdogan e l'emiro Al Thani mentre i leader europei Meloni, Macron, Starmer cercano spazio al fianco del segretario generale dell'Onu, Guterres. Sono i potenti del mondo. Poi - elegante completo scuro, camicia rigorosamente bianca e cravatta color porpora - c'è anche Gianni Infantino.

"Sicuri che sia lui? Che ci fa lì?", si domandano in tanti. Ma è tutt'altro che una boutade. La sua presenza a Sharm el-Sheikh non è passata inosservata - anche per l'insistente rilancio sui social dello stesso presidente della Fifa - ma soprattutto perché non è mancato chi l'ha ritenuta quantomeno "sorprendente". Talmente inusuale che per una volta New York Times ed Al Jazeera hanno condiviso lo stesso titolo: "Cosa ci faceva Gianni Infantino al vertice sull'accordo di pace di Gaza?".

Stessa domanda per il più prestigioso quotidiano statunitense e la tv qatariota che ha l'ambizione di rappresentare il mondo arabo; e risposta scontata per entrambi: gli stretti rapporti con Trump. Il presidente Usa nei giorni scorsi ha affermato che le partite del Mondiale 2026 negli Stati Uniti potrebbero essere spostate se ci fosse un "problema di sicurezza", puntando il dito contro le città amministrate dai democratici. Proprio oggi la Fifa è apparsa servire un assist al tycoon: "Speriamo che tutte le 16 città ospitanti siano pronte - ha detto un portavoce -. La sicurezza e la sicurezza sono ovviamente responsabilità dei governi che decidono nell'interesse della pubblica sicurezza".