In prima fila, dietro alla scritta “Peace 2025”, ci sono i leader dei quattro Paesi negoziatori: il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, star della giornata, il presidente dell’Egitto Abdel Fattah al -Sisi, quello turco Recep Tayyip Erdogan, l’emiro del Qatar Tamim bin Hamad al Thani. Subito dietro, gli oltre trenta leader presenti al vertice che sancisce «finalmente la pace», afferma entusiasta Trump arrivato in Egitto dopo il discorso alla Knesset. Con il suo Air force one, scortato dai caccia egiziani, il tycoon è stato accolto all’aeroporto da Al Sisi e poi, sul palco dell’International congress center, omaggiato dagli altri capi di Stato accorsi al summit «per costruire un Medio Oriente prospero e libero dal terrore». L’inquilino della Casa Bianca ha una parola per tutti, ma con Giorgia Meloni, unica leader donna presente è affettuoso e galante: «Wonderful woman», la saluta, e oltre ad essere bella sta facendo «un buon lavoro ed è rispettata da tutti».
Trump s’intrattiene a lungo con il presidente dell’autorità palestinese Abu Mazen; è prodigo di elogi per al-Sisi («è stato determinante, Hamas rispetta l’Egitto, vorrei averlo all’interno del consiglio per la pace per Gaza», dice). Complimenti pure per Erdogan: «C’è sempre quando ne ho bisogno...». E poi rivolgendosi agli altri presenti: «We just made a big deal today, so time for a big smile». Grandi sorrisi per un grande accordo. Del resto, ora è il momento di voltare pagina e di creare un nuovo organismo che governerà Gaza e penserà alla ricostruzione di un territorio nel quale «molti paesi di grande ricchezza, potere e dignità sono pronti a impegnarsi fornendo i finanziamenti necessari».













