Garantire una legittimazione internazionale all'accordo di pace, così che nessuna delle parti in causa possa tornare indietro.
È lo scopo principale con cui il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi si prepara ad accogliere numerosi leader mondiali a Sharm el-Sheikh, dove presiederà assieme a Donald Trump la cerimonia per la sigla della storica intesa per la fine del conflitto a Gaza. Il presidente americano ha assicurato che "in linea di massima c'è consenso" fra le parti su come funzioneranno le fasi successive, ma ha riconosciuto che "alcuni dettagli devono ancora essere definiti".
Lunedì Trump sarà in mattinata a Tel Aviv per incontrare le famiglie degli ostaggi israeliani che dovranno essere rilasciati, uno dei passaggi obbligati della prima fase dell'accordo. Che poi con al Sisi celebrerà in mondovisione assieme a quelli dei Paesi mediatori nella trattativa, a partire da Turchia e Qatar, mentre è confermato che non ci saranno Benjamin Netanyahu né rappresentanti di Hamas. Due anni fa, dopo l'attacco del 7 settembre, a fine ottobre al Cairo andò in scena un primo summit della pace nella capitale egiziana, dove paesi arabi e occidentali non trovarono l'intesa sulla dichiarazione finale, ma l'Egitto si riprese un ruolo negoziale cruciale mettendo le basi per una nuova road map verso la soluzione due popoli e due Stati. Giorgia Meloni c'era allora (fra i pochi leader europei al tavolo) e ci sarà anche all'International Convention Center della città resort sul Mar Rosso. Ci saranno i Paesi del Golfo, l'Europa sarà rappresentata da vari leader, dal francese Emmanuel Macron allo spagnolo Pedro Sanchez. A molti di loro, nei contatti di queste ore, al Sisi ha rimarcato la necessità di blindare l'accordo in un evento di risonanza mondiale, prospettando anche "l'importanza" di dargli legittimità internazionale "attraverso il Consiglio di sicurezza" dell'Onu.














