Pubblicato il: 30/06/2026 – 14:44

di Giorgio Curcio

ROMA La Fiat 500X nera compare nella notte di Torvaianica pochi minuti prima del boato. Poi l’esplosione, le auto devastate davanti alla casa di Sigfrido Ranucci, la fuga lungo le strade del litorale romano e un’inchiesta che, dalle immagini delle telecamere alle celle telefoniche, ricostruisce il percorso degli esecutori ma lascia ancora aperta la domanda più pesante: chi ordinò l’attentato al giornalista di Report? Nell’ordinanza firmata dal gip di Roma Iole Moricca ci sono la dinamica dell’azione del 16 ottobre 2025, la rotta seguita dopo il sopralluogo dei giorni precedenti, con il passaggio anche dalla Calabria verso la Sicilia, e il profilo di un mandante ancora senza nome, evocato nelle carte come il soggetto per conto del quale il gruppo avrebbe agito. Le misure cautelari riguardano Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone e Marika De Filippis. Per i primi tre il gip ha disposto la custodia cautelare in carcere, mentre per De Filippis sono stati applicati gli arresti domiciliari.

L’attentato

La ricostruzione dell’attentato parte dalle 22.17 del 16 ottobre. Davanti all’abitazione del giornalista, in viale Po, località Torvaianica, esplode un ordigno composto da “gelatina da cava”, con nitrodiglicole, dinitrotoluene, nitrato di ammonio e tetrile. La deflagrazione danneggia le auto di Ranucci e della moglie, il cancello e il muro perimetrale dell’abitazione. Dentro casa ci sono il giornalista, la moglie e la figlia, che non riportano conseguenze. Per il gip, quella deflagrazione avviene in un contesto abitativo urbano, con veicoli dotati di impianto a gas parcheggiati nelle vicinanze, e avrebbe potuto determinare conseguenze ulteriormente devastanti. Secondo l’accusa, l’azione sarebbe stata preparata con più passaggi. Sei giorni prima dell’attentato, il 10 ottobre, Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis avrebbero effettuato un sopralluogo presso l’abitazione del giornalista. Antonio Passariello avrebbe poi procurato la Fiat 500X nera utilizzata per raggiungere Torvaianica, mentre D’Avino avrebbe procurato l’ordigno. La sera dell’esplosione, sempre secondo l’impianto accusatorio, Passariello e Mutone sarebbero partiti da Avella alle 20.22, avrebbero raggiunto viale Po alle 22.04 e sarebbero ripartiti subito dopo il boato delle 22.17.