Nel 2025 sono cresciute del 40% le campagne contro il settore sanitario. Pochi giorni fa, l'ultimo episodio contro Trenitalia. Ma dietro i numeri si nasconde un cambio di paradigma: le minacce più avanzate non si fermano alzando muri più alti, bensì imparando a pensare come chi le conduce

Quasi un attacco informatico su dieci nel mondo prende di mira l’Italia. Secondo l’ultimo rapporto Clusit, associazione italiana per la sicurezza informatica, nel nostro Paese si concentra il 9,6% degli attacchi cyber globali, una quota ben superiore al suo peso economico e demografico. Di fronte a questa situazione, la soluzione di cui si sente parlare più spesso prevede essenzialmente una cosa: difendersi. Eppure, alzare i muri non basta. Per chi lavora nel settore, diventa fondamentale capire come agiscono gli autori di un attacco cyber, quali vulnerabilità cercano e perché scelgono determinati obiettivi. È questa la filosofia alla base di Deas (Difesa e Analisi Sistemi), società italiana specializzata nella cybersicurezza fondata nel 2018 da Stefania Ranzato, che aiuta aziende e istituzioni a individuare i punti deboli dei propri sistemi prima di un eventuale attacco informatico.

Prevenire è meglio che curare, anche nella cybersicurezza