Roma – Il lavoro del 2035 non sarà semplicemente più digitale. Sarà più ibrido, più selettivo, più esigente. E soprattutto sarà costruito attorno a una nuova alleanza tra persone e tecnologia. Non una sostituzione automatica dell’uomo con la macchina, ma una “Human-Tech Workforce”: team nei quali capitale umano e strumenti basati sull’intelligenza artificiale collaborano, si integrano, si potenziano a vicenda.
È la prospettiva delineata dal white paper dell’Osservatorio HR Innovation della School of Management del Politecnico di Milano e di Indeed, che guarda ai prossimi dieci anni del mercato del lavoro. La conclusione è netta: nell’era dell’IA, la competitività delle imprese non dipenderà soltanto dalla capacità di adottare nuove tecnologie, ma da quella, più complessa, di valorizzare il talento umano, aggiornare le competenze, trattenere le persone e restituire significato al lavoro.
L’intelligenza artificiale entra nel recruiting
La prima trasformazione è già in corso e riguarda il modo in cui le imprese cercano, selezionano e attraggono i lavoratori. L’intelligenza artificiale è già utilizzata dal 69% delle aziende per automatizzare l’analisi dei curriculum. Ma il salto vero non è soltanto nella velocità con cui un software può leggere migliaia di profili. È nella possibilità di rendere il recruiting più personalizzato, predittivo e proattivo.









