Competenze specifiche o trasversali. Ruoli che scompaiono e ruoli che emergono. Una ridefinizione dei processi organizzativi. Di certo l’intelligenza artificiale sta rapidamente modificando il modo di lavorare ma soprattutto sta vorticosamente plasmando il mercato del lavoro. Come? Accelerando la domanda di competenze avanzate, aumentando il valore di creatività e leadership e premiando le aziende che l’adottano in modo strategico. È quanto emerge dall’AI Jobs Barometer 2026 di Pwc, basato sull’analisi di oltre un miliardo di annunci di lavoro in 27 Paesi, forniti da Lightcast (una piattaforma che aggrega le informazioni che emergono dagli annunci). L’unità di analisi di questo barometro, dunque, è il singolo annuncio, non l’azienda. Per l’Italia il campione è di 18,4 milioni di annunci.

L’impatto

Secondo il report i ruoli “professionalizzati” e ad alta specializzazione tecnica, quelli cioè in cui l’AI automatizza le attività di routine e consente agli specialisti di concentrarsi su compiti a maggior valore aggiunto, registrano una crescita doppia delle opportunità di lavoro e un incremento salariale più rapido del 42% rispetto ai ruoli “democratizzati”, nei quali l’AI rende le attività più accessibili anche a profili meno esperti. Gli annunci relativi a professioni che richiedono competenze in AI, come prompt engineering o machine learning, continuano a crescere rapidamente, a un ritmo pari a circa otto volte superiore (69%) rispetto al mercato del lavoro complessivo (9%). Questo tasso di crescita è quasi doppio rispetto al 2024. Per la misurazione di questo indicatore, Pwc definisce come “annuncio correlato all’AI” qualsiasi inserzione che richieda almeno una competenza legata all’intelligenza artificiale secondo la tassonomia delle competenze AI di Lightcast, la quale comprende 405 skill (ad esempio competenze in ambiti quali il machine learning, l’intelligenza artificiale generativa, i Large Language Models).