Un giovane ha utilizzato una pistola massaggiante a percussione direttamente sugli occhi perché “stanchi”, procurandosi danni gravissimi. I medici hanno riscontrato lacerazioni multiple alle retine, distacco parziale della retina dell’occhio destro (dialisi retinica) e commozioni.
Una ragazza una la pistola massaggiante sulla coscia. Credit: iStock
Le cosiddette pistole massaggianti a percussione – o più semplicemente massaggiatori a percussione – sono dispositivi simili a un trapano che stanno riscuotendo sempre più successo, grazie ai potenziali effetti benefici su muscoli, nervi e psiche che le vibrazioni e i “micro-colpi” possono determinare. Tuttavia, pur non essendo generalmente classificati come dispositivi a rischio, non vanno assolutamente utilizzati al di fuori delle indicazioni: l'uso improprio – ad esempio su parti del corpo da evitare – può avere degli effetti drammatici, come mostra un nuovo caso clinico pubblicato sulla rivista scientifica specializzata British Medical Journal: Case Reports.
Un ragazzo britannico di circa venti anni, si legge nel documento, ha usato una pistola massaggiante direttamente sugli occhi, un “trattamento personalizzato” andato avanti per circa tre mesi. Gli esiti sono stati devastanti: lacerazioni multiple alle retine di entrambi gli occhi; dialisi retinica (distacco parziale dalla parete oculare) all'occhio destro; e danni contusivi che gli specialisti chiamano “commotio retinae”. Se poco dopo la comparsa dei sintomi non si fosse recato a farsi controllare, molto probabilmente avrebbe subito danni permanenti, come indicato dagli oftalmologi che hanno seguito il giovane. Fortunatamente, grazie a trattamenti col laser (barriera e retinopexy) i medici sono riusciti a stabilizzare il quadro clinico; a sei mesi dall'intervento non si riscontrano progressione nei danni alla vista né comparsa di cataratta. I danni all’occhio destro causati dall’uso improprio della pistola massaggiante. Credit: O’Connell & Khan/BMJ Case Rep. A descrivere il peculiare caso clinico sono stati i due oftalmologi Niamh O'Connell e Ashraf Khan del Dipartimento di Oftalmologia presso il Princess Alexandra Eye Pavilion di Edimburgo (Scozia, Regno Unito). Tutto è iniziato quando il ventenne si è recato in ospedale sei giorni dopo aver notato la presenza di corpi mobili vitreali chiamati miodesopsie (le cosiddette “mosche volanti” negli occhi) e fotopsie – lampi di luce – all'occhio destro. Inoltre, presentava una leggera miopia (-2,00 all'occhio destro e -2,25 all'occhio sinistro). Dall'esame sclerale sono emersi danni oculari estesi, le sopracitate lesioni multiple alle retine, il distacco parziale dalla parete oculare nell'occhio destro (dialisi) e commozione diffusa.











