Il bilancio 2025 di Fenice, la società che gestisce i marchi di Chiara Ferragni, evidenzia gli effetti della ristrutturazione aziendale seguita alla crisi commerciale del caso Pandoro. I dati riportati da Milano Finanza indicano un progressivo riallineamento dei conti e una riduzione del disavanzo finanziario, chiudendo la fase emergenziale e avviando l’esecuzione del nuovo piano industriale e commerciale.

I dati mostrano un miglioramento rispetto all’esercizio precedente, con una perdita contenuta a circa 65 mila euro rispetto al rosso di 3,5 milioni di euro registrato nel 2024. A spingere la risalita è stata la combinazione tra la crescita del fatturato, con ricavi saliti a 2,7 milioni di euro contro i 2,1 milioni dell’anno precedente, e una spending review aziendale guidata dal manager Claudio Calabi. Questa riorganizzazione interna ha permesso di dimezzare i costi operativi, che sono crollati da 4,9 a 2,7 milioni di euro.

La messa in sicurezza della società è stata infine consolidata dall’aumento di capitale da 6,4 milioni di euro completato nel corso del 2025, fondamentale per ripianare le perdite pregresse e ripristinare la liquidità aziendale.

Il contesto

Il percorso di risanamento è stato agevolato dal fatto che a gennaio 2026 Ferragni è stata prosciolta dall’accusa di truffa aggravata. Lo scandalo, noto come Pandorogate, era esploso a fine 2022 a causa di una collaborazione con Balocco: l’Antitrust e la Procura di Milano contestavano una comunicazione ingannevole, poiché i consumatori erano indotti a pensare che l’acquisto finanziasse l’ospedale Regina Margherita di Torino.