L'Editoriale

Martedì 30 Giugno 2026

MONDO. La riunione pochi giorni fa alle porte di Budapest, in una Ue spezzata e frantumata dalle incursioni di Trump e dalle divisioni tra partner storici, non è un buon segno.

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Liquidato Orban con libere elezioni, mentre il nuovo primo ministro ungherese Magyar cerca faticosamente di mettere ordine tra i guai lasciati a Budapest dal satrapo della democratura magiara, resuscita il «Gruppo di Visegrad» (Ungheria, Polonia, Repubblica Ceca e Slovacchia) congelato per due anni per la presenza al vertice del filoputiniano Viktor Orban. Magyar ne ha parlato nella sua prima visita all’estero nelle scorse settimane con il primo ministro polacco Donald Tusk e poi è andato ad incassare la benedizione di Lech Walesa, leader di Solidarnosc, primo presidente democratico della Polonia, tuttavia uomo assai refrattario alla logica delle piccole patrie, per via della sua educazione politica e morale alla scuola di Karol Wojtyla, il Papa dell’Europa del grande respiro dall’Atlantico agli Urali.