La guerra in Ucraina si combatte anche lontano dal fronte. Si combatte nelle culle vuote, nei milioni di persone che hanno lasciato il Paese e nella domanda che sempre più giovani si pongono: ha senso costruire un futuro qui?
«Mi sono chiesta più volte se fosse responsabile mettere al mondo un figlio in un luogo costantemente sotto attacco», racconta la giornalista ucraina Angelina Kariakina. «Quando ero incinta dovevo rifugiarmi nel seminterrato durante gli attacchi notturni. Eppure io e mio marito abbiamo deciso di andare avanti. Sentivamo che il tempo a nostra disposizione poteva essere limitato e che dovevamo vivere la nostra vita comunque». Oggi i suoi figli crescono a Kyiv. «Vogliamo che restino qui. Finché sarà possibile avere una vita sicura, questa continuerà a essere casa nostra.»
La storia di Kariakina racconta uno dei dilemmi più profondi che l’Ucraina si trova ad affrontare: come preservare il proprio futuro mentre il presente è segnato dalla guerra.
L’Ucraina attraversava una crisi demografica già prima dell’invasione russa. La popolazione è in diminuzione da oltre trent’anni e il conflitto ha quindi accelerato un processo già in corso. Non a caso, già nel 2023 il Kyiv Independent definiva il declino demografico «la più grande minaccia per l’Ucraina del dopoguerra».











