<p>Per quasi quindici anni la ricetta per il successo finanziario è stata basata sull’<strong>azionario statunitense</strong>, specialmente sui giganti growth a grande capitalizzazione.

Secondo un’analisi di <strong>Peter van der Welle</strong>, strategist di <strong>Robeco</strong>, il trend si sta però modificando. </p> <p>Il mercato è in una fase di transizione, temi come la sicurezza delle supply chain, la sostenibilità fiscale e la geopolitica sono tornati al centro del dibattito.

Sebbene gli Stati Uniti restino il mercato fondamentale e il leader negli investimenti sull’AI, gli investitori iniziano a chiedersi se i <strong>premi al rischio </strong>attuali siano ancora giustificati. </p> <p> </p> <h2><strong>Un equilibrio sempre più fragile</strong></h2> <p>La <strong>sovraperformance degli Usa</strong> è oggi legata a tre condizioni specifiche e difficili da mantenere simultaneamente: un’<strong>accelerazione</strong> costante della <strong>produttività</strong>, una <strong>disinflazione</strong> che permetta tassi bassi nonostante gli elevati deficit fiscali e il mantenimento del <strong>«privilegio esorbitante» del dollaro</strong> nelle preferenze del capitale globale. </p> <p>Secondo Robeco la probabilità che tutte queste condizioni si realizzino insieme è tra il 60% e il 70%, lasciando spazio a un <strong>«rischio di coda»</strong> significativo che non può essere ignorato.