Allibiti, contro i carrieristi, lontani da poltrone e privilegi. Ovviamente futuristi. I vannacciani di Novara non ci hanno messo molto a rispondere al sindaco Alessandro Canelli che domenica, su La Stampa li ha invitati a fare un passo indietro, bollandoli come incoerenti. Nei confronti del partito che li aveva eletti, Fratelli d’Italia. Poi della maggioranza di centrodestra nella quale sono rimasti fino a pochi giorni fa, quando sono stati cacciati per i continui attacchi al vicesindaco De Grandis sulla gestione dell’assessorato allo sport. Mauro Gigantino, Michele Ragno e Maurizio Nieli ieri sono passati al contrattacco: «La nostra scelta politica non nasce da delusioni personali. Siamo tre professionisti che non pagano il mutuo della casa con la politica. Ridurre tutto a una questione di rancori è una narrazione comoda, utile solo a spostare l’attenzione dal vero nodo della questione: un partito (FdI) ridotto a club privato dove pullulano persone che agiscono e parlano “a comando”, un altro (la Lega) oramai privo di identità o con identità multiple e differenti, che, anche a livello locale, perde consenso ogni giorno che passa». Intanto l’onda del generale cresce.

Lanzo, il dito nella piaga E i tre novaresi, accusati di essere scaturiti da rancore e faide in FdI, provano a mettere il dito nella piaga, ricordando a Canelli il caso di Raffaele Lanzo, l’assessore leghista alla sicurezza silurato perché non considerato adeguato: «Eppure era il più votato e accreditato del suo partito, forse anche il più capace. Assolutamente ipocrita la giustificazione ufficiale di scarso impegno». La ripassata a De Grandis-Cameroni Poi, nella nota diffusa ieri, Gigantino-Ragno-Nieli danno un’altra ripassata agli ex colleghi di partito Ivan De Grandis («l’inadeguatezza dell’ex assessore allo sport è documentata da numerosi fatti inconfutabili, alcuni all’attenzione della Procura») e Daniela Cameroni («senza il rapporto personale con il sen. Nastri sarebbe stata candidata nel listino blindato al Consiglio Regionale e poi nominata assessore?»). Canelli, nonostante i pugni, ha comunque tenuto la porta aperta ai vannacciani. Nel 2027 si vota e la politica è l’arte del possibile e dell’impossibile. In questa estate torrida il trio del generale ci consegna questa - per ora - certezza: «Noi abbiamo un progetto diverso, una nostra lista con un nostro candidato sindaco. Non vogliamo lasciare la guida della coalizione in capo a Lega e FdI, ovvero nelle mani della solita oligarchia autoreferenziale, che antepone gli accordi interni e gli interessi personali al bene di Novara. La consegna indisturbata di Trecate alla sinistra è un esempio illuminante». Ma per vincere serviranno alleanze. E allora le porte si dovranno riaprire. Con i pugni o con le carezze.