Dice di voler parlare di Futuro nazionale, intanto però non manca di criticare gli altri partiti di centrodestra. Forza Italia, soprattutto. Ma anche Noi Moderati di Maurizio Lupi, i cui “latrati non arrivano nemmeno all’1%”. E la Lega, certo, seppur senza citare il vecchio sodale, Matteo Salvini. Ma quando alza gli occhi al cielo, prendendolo in giro sulle elezioni anticipate, è a lui che si riferisce. È il segno che all’interno della coalizione che sostiene il governo, Roberto Vannacci dà più di un grattacapo. E lui, non avendo ruoli, se non la guida del partito che nascerà ufficialmente tra 20 giorni, ha gioco facile a sparare bordate. Non ha niente da perdere e tutto da guadagnare. Sondaggi, iscritti, comitati, politici che aderiscono al suo movimento – e il risultato di Vigevano – al momento gli danno ragione.

Vannacci è al Pirellone. Alla sua sinistra c’è Luca Daniel Ferrazzi, alla sua destra Pietro Macconi. Sono i due consiglieri regionali appena entrati in Fn. Il generale risponde alle domande sul governo locale – gli attriti con Attilio Fontana, il sostegno alla sua Giunta – ma è sulla politica nazionale che è più pungente. “Marina Berlusconi non ci vuole in coalizione? Per conto di chi parla, lo fa in quanto presidente di Mondadori? Non mi risulta sia segretario nazionale di Forza Italia. E io comunque non ho bisogno di stampare altri libri”. E quando gli si fa notare che Antonio Tajani incontra tanto lei quanto Pier Silvio Berlusconi, riprende: “E quindi, cosa vuol dire? Stiamo dicendo che alcuni partiti italiani sono eterodiretti dal denaro e dell’editoria?”. Domanda retorica, dal suo punto di vista. E proprio per quanto riguarda una possibile alleanza che comprenda anche FI, le parole di Vannacci sono più nebulose: “Le coalizioni si fanno sui progetti, sugli ideali e sui valori, non sui partiti. Se non si infrangono le nostre linee rosse, che non sono negoziabili, per me c’è la totale disponibilità”. Porta aperta, dunque, ma nel rispetto di alcune condizioni.