Pubblicato il: 30/06/2026 – 8:00

di Marco Russo

Il 15 agosto 2007 l’Europa si accorse della ‘ndrangheta. O, più precisamente, si accorse di non averla mai davvero vista. Per anni istituzioni, cittadini e investigatori l’avevano descritta come un fenomeno criminale limitato al Sud Italia, confinato entro dinamiche locali. Nel frattempo, le ‘ndrine varcavano indisturbate i confini internazionali, si radicavano sul territorio tedesco – da sempre storica meta di migrazione calabrese -, si mimetizzavano nel tessuto economico locale senza destare alcun sospetto. Quello che sembrava un paese invalicabile, un modello perfetto di legalità e organizzazione, si sentiva al sicuro, protetto da un sistema solido e inconsapevole di prestarsi perfettamente alle dinamiche criminali della ‘ndrangheta.

Fu Duisburg ad aprire gli occhi

Che la realtà era diversa lo scoprirono nel modo più cruento possibile. A Duisburg, al Ristorante Da Bruno, furono lasciati a terra, in un mare di sangue, sei corpi crivellati di colpi, vittime di una faida nata lontano dalla Germania, nella piccola e “sconosciuta” San Luca. La strage di Ferragosto si consuma nel cuore dell’Europa industriale, sotto gli occhi di un Paese che si riteneva estraneo a dinamiche di questo tipo. Quel giorno cambiò la percezione: la ‘ndrangheta da fenomeno locale, divenne fenomeno globale. Le indagini dimostrarono quanto fin li era stato soltanto ipotizzato: la presenza delle ‘ndrine, una rete criminale sofisticata e radicata, traffici di droga e infiltrazioni nel tessuto economico.