La pizza, il mandolino e il veto. E’ il veto la nostra ultima specialità, il veto al posto della Cinquecento, del Borsalino e del parmigiano. Ascoltate questa storia e capirete come si paralizza un’Autorità. Dice adesso Meloni a Giorgetti: “Dammi un nome per guidare la Consob. Dobbiamo farlo, ora”. Il nome non c’è. Sono passati quattro mesi dalla fine del mandato di Paolo Savona, quattro mesi, e potrebbe finire così, presto, prestissimo: hanno costretto un politico a rinunciare e rischiano di doversi rivolgere a un altro politico. Il nome è Marco Osnato. Tajani ha messo un veto su Federico Freni, ma Salvini e Giorgetti lo mettono, anche solo per lealtà e rispetto di Freni, nei confronti di Federico Cornelli, il gradito di Meloni. I migliori candidati non hanno nessuna intenzione di accettare perché guadagnano cifre superiori, altri non hanno la forza di guidare una struttura fortissima. Si è partiti con l’indipendenza della Consob e si sta per arrivare all’insipienza della maggioranza.Ecco a cosa porta la politica del veto in Europa, in Italia, ovunque. Si sta consumando il più grande risiko bancario della storia italiana e c’è un’Autorità indipendente che dovrebbe regolare il mercato, la Consob, che da quattro mesi è senza vertice. La carica dura sette anni, il presidente guadagna 240 mila euro all’anno e la novità è che i giuristi, i candidati rinunciano. Rinunciano per due motivi. Il primo: si guadagna molto meglio lavorando nel privato, sedendo nei cda. Secondo: se Freni è stato maltrattato dalla sua stessa maggioranza, cosa potrebbe accadere a un tecnico di area? La candidatura di Freni è saltata per un errore di comunicazione con Tajani, e insieme alla nomina è saltata anche la nobiltà fra gentiluomini. L’ha ripristinata Freni tirandosi indietro. E’ una vicenda dolorosa che lo ha segnato nel corpo. In questi mesi si sono spacciati per veri pareri dell’Avvocatura dello stato mai dati e, per ostacolare la corsa di Freni, è stato inventato il pretesto che un politico, sottosegretario, è unfit per la Consob (e allora Vegas con Berlusconi?). Oggi il nome rimasto in corsa è quello di Cornelli, attuale commissario Consob, ma sulla sua eventuale nomina c’è da capire come si pone il Quirinale. Un altro nome è quello di Marina Brogi, ma per accettare dovrebbe rinunciare ai cda e agli altri incarichi. Resta Cornelli ma su di lui c’è il veto di Salvini e Giorgetti, come è naturale che sia. Se Giorgetti acconsente, ferirebbe il suo sottosegretario, la figura che aveva scelto fin dall’inizio. Se lo fa Salvini, dimostra a tutti che non riesce a difendere i suoi uomini di valore come Freni. Cosa accade in questo periodo di vuoto? Si rafforza la struttura interna di Consob, un’autorità che ora necessita di una figura forte e che venga riconosciuta. Meloni vuole la nomina questa settimana, presto. E si torna a un politico. Il veto della Lega potrebbe cadere se venisse indicato Osnato, presidente della commissione Finanze, di FdI. Qual è la morale? La politica è stata insozzata dalla stessa politica e i tecnici, i migliori, se ne stanno lontano. Meloni ripete che serve una legge elettorale, lo Stabilicum, per sapere chi ha vinto, ma in Consob ha scelto il Vetellum: il proporzionale che fa pareggiare i sentimenti.
Meloni e la Consob. Vuole accelerare la nomina ma manca il nome. Veto leghista su Cornelli, la carta Osnato
La premier ha chiesto a Giorgetti un nome per l'Autorità ma il nome non c'è. I migliori candidati non hanno intenzione di accettare perché già guadagnano cifre superiori. E ora spunta l'ipotesi politica: il presidente della commissione Finanze alla Camera (di FdI)







