La difficile strada per la verità
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I familiari. dell’anziano fermano, 103 anni, hanno deciso di rivolgersi al legale di famiglia, l’avvocato Luciana Tosoni che è riuscita a sbloccare una situazione delicata
Un dramma che riguarda la tutela delle persone più fragili, il dovere di assistenza sanitaria e la necessità di intervenire con tempestività quando sono in gioco la salute e la dignità di un anziano. Il protagonista della vicenda è un fermano di 103 anni, trasferito presso una casa di riposo marchigiana con la speranza che potesse ricevere assistenza, cura e protezione adeguate alla sua età e alle sue condizioni di salute e che, invece, ha rischiato di morire letteralmente di fame. Dopo circa una settimana dal suo ingresso nella struttura, l’anziano è stato condotto al pronto soccorso e, dopo tre giorni, è stato dimesso. Da quel momento, però, è emersa una situazione particolarmente grave: la casa di cura, non disponendo di un piano terapeutico e nutrizionale adeguato all’anziano, non era in grado di garantirgli un’alimentazione. Il rischio concreto era che una persona ultracentenaria, già fragile per età e condizioni cliniche, potesse subire conseguenze gravissime a causa della mancanza di un intervento sanitario tempestivo e coordinato. I familiari, preoccupati, si sono rivolti a diversi medici per ottenere aiuto e indicazioni precise. Tuttavia, le risposte ricevute sono state evasive, affermando che la questione non era di competenza dei sanitari interpellati. Anche il medico di famiglia dell’anziano, trovandosi in un’altra provincia e non avendo più visitato direttamente il paziente, ha riferito di non poter intervenire e ha suggerito il cambio del medico curante. Di fronte a questo rimpallo di responsabilità, mentre il tempo passava e la salute dell’anziano era esposta a un serio pericolo, i familiari hanno deciso di rivolgersi al legale di famiglia, l’avvocato Luciana Tosoni. È proprio grazie al pronto intervento del legale che la situazione si è sboccata. "Pur non essendo un medico – spiega l’avvocato Tosoni – ho compreso immediatamente la gravità del caso e mi sono attivata con determinazione presso le strutture competenti, sollecitando un intervento urgente e concreto. Grazie alla mia iniziativa, è stato coinvolto il responsabile del reparto di Diabetologia dell’ospedale "Murri" di Fermo, che a sua volta si è attivato con immediatezza. In breve tempo veniva predisposto un piano di nutrizione artificiale indispensabile per garantire all’anziano il necessario supporto alimentare e terapeutico". Senza tale intervento, secondo quanto riferito dai familiari, il rischio era drammatico: l’uomo avrebbe potuto morire di fame, non per mancanza di affetto o attenzione da parte dei suoi cari, ma per l’assenza di un coordinamento tempestivo tra i soggetti chiamati a prendersi cura di lui. "Quanto accaduto – aggiunge l’avvocato Tosoni - deve essere portato all’attenzione dell’opinione pubblica affinché sia chiaro un principio fondamentale: le persone fragili non possono attendere. Davanti alla sofferenza, alla fame, alla malattia e alla vulnerabilità, le istituzioni, le strutture sanitarie e tutti i professionisti coinvolti hanno il dovere di intervenire subito, con responsabilità e umanità". Una vicenda che deve far riflettere. Quando si tratta di persone fragili, anziani, malati o soggetti non autosufficienti, non possono esistere vuoti di competenza, ritardi o scarichi di responsabilità. Fabio Castori










