PISAMolti volti giovani, anni dentro lo stabilimento e una speranza comune: far fare marcia indietro a Takeda. È cominciata così ieri davanti ai cancelli di via Giovan Battista Oliva, la giornata di sciopero e presidio dopo l’annuncio dell’azienda: stop a 67 contratti di somministrazione e delocalizzazione di parte dell’attività. Le 8 ore di sciopero sono arrivate dopo i tentativi di mediazione e la richiesta dei sindacati di revocare la decisione. L’azienda, spiegano le sigle, avrebbe confermato la linea.

"L’azienda – spiega Damiana Fiamingo, segretaria Nidil Cgil Pisa – ha deciso di chiudere tutti i contratti di somministrazione, cioè quelli dei lavoratori assunti tramite agenzia a tempo indeterminato. Sono 67 persone: c’è chi lavora lì da 8 anni". Per Fiamingo il nodo è anche produttivo: "Si parla della delocalizzazione di una parte dell’attività a Vienna. A oggi riguarda il reparto di controllo visivo, ma siamo preoccupati anche per gli altri 177 lavoratori di Takeda". Eppure, aggiunge, "un mese fa, nel piano di ristrutturazione generale, ci avevano rassicurato: Pisa non avrebbe subito ripercussioni, perché lo stabilimento era considerato il fiore all’occhiello, va bene e fa utili. Poi sono arrivati 67 licenziamenti".