Pavia È stato trovato senza vita nel suo appartamento al quarto piano di uno stabile di viale Indipendenza 82 il professor Silvano Romano, 78 anni docente di Chimica Fisica in pensione. Dai primi rilievi era morto da almeno una settimana, probabilmente anche di più, quasi un mese. Romano aveva insegnato a lungo all’ateneo di Pavia, pubblicando oltre un centinaio di studi fino al 2016. L’allarme è scattato nella tarda mattinata di ieri dopo la segnalazione di alcuni vicini, che da diversi giorni non lo vedevano più uscire di casa e avevano notato un forte odore provenire dall’abitazione, complice il caldo intenso di questi giorni.Di notte, nel quadriportico del collegio Ghislieri, si aggirava sempre con una certa eleganza in vestaglia e una tazza di tè in mano, sperando di trovare altri fagioli come lui (alunni al secondo anno di università) che vessassero le matricole al posto suo. «Era troppo educato e timido per adeguarsi alla ferocia della goliardia» ricorda l’accademico dei Lincei Carlo Alberto Redi. Un anno di differenza lo separava dal giovane Silvano Romano «che sarebbe poi diventato tra i più brillanti teorici chimico fisici. In Gran Bretagna gli fecero ponti d’oro per restare ma lui tornò a Pavia». E a Pavia rimase poi tutta la vita. Per i suoi concittadini, però, non era conosciuto come uno scienziato, bensì come quel bizzarro signore che, in qualsiasi stagione dell’anno, si poteva incontrare in bicicletta per strada o tra le corsie del supermercato con impermeabile british, stivali di gomma e casco da motociclista in testa, «perché non è poi così assurda la probabilità di essere colpiti da un asteroide». Numeri e statistiche:una passione che a metà degli anni Ottanta del Novecento, gli è costata inconsapevolmente molto cara. La sua esistenza, già allora solitaria, è stata marchiata per sempre da uno dei più clamorosi casi italiani di cronaca nera – il caso Ludwig – in cui si trovò implicato da innocente. Solo perché la sua mente vivace, insieme a una passione quasi maniacale per i calcoli, l’avevano spinto a mettere in guardia un rabbino di Padova dal rischio di essere la prossima vittima del fantomatico Ludwig, il folle massacratore che fino a quel momento aveva già mietuto otto vittime in Trentino. Nei guai Silvano Romano si era messo da solo. Mentre il fantomatico Ludwing seminava terrore tenendo in scacco gli inquirenti, l’allora trentaseienne fisico pavese aveva elaborato una teoria, arrivando a prevedere, a suo dire, le mosse dell’assassino. A incastrarlo fu una telefonata al rabbino della comunità israelitica di Padova, Achille Viterbo, per metterlo in guardia. Quella chiamata però non fu interpretata come un ammonimento ma come una minaccia. La polizia arrivò a bussare alla porta della sua casa pavese. E raccolse non certo prove schiaccianti, solo labili indizi: oltre alla telefonata, furono sequestrati francobolli da espresso, del tipo di quelli usati da Ludwig per spedire le lettere che rivendicavano l’uccisione di due frati, ma che si potevano trovare facilmente in tabaccheria, libri in tedesco e il fatto che il giorno di uno degli omicidi si trovasse a Trento per l’Università. Ci volle tutta la maestria dell’avvocato Pietro Nuvolone, mandato dal Ghislieri, per scagionarlo. Oggi risuonano sinistre con le parole quasi profetiche di Enzo Tortora che, avendolo invitato in trasmissione, gli chiese: «Cosa si prova ad essere accusato, da innocente?». Trascorse qualche giorno in cella, poi fu scagionato. Chissà se è stato da quel momento che, per irridere la sorte, ha sviluppato una passione per le freddure che dispensava a conoscenti e colleghi. «Ne conosceva a migliaia, le aveva catalogate in un libro – ricorda Giorgio Guizzetti, già ordinario di Fisica della materia all’ateneo pavese –. Giochi di parole, barzellette di cui spesso rideva solo lui. Ma dal punto di vista scientifico è stato uno studioso di grande valore». «Era originario di un piccolo paese in provincia di Brescia – lo ricorda commossa la collega di dipartimento e amica Carlotta Giusti – Alla morte dei genitori era rimasto solo. Il dipartimento è diventato la sua vera casa, giorno e notte, sabato e domenica». «Uno scienziato, esperto di meccanica quantistica e del metodo Monte Carlo, che utilizza la probabilità per simulare e risolvere problemi complessi» lo ricorda Alessandro Lasciarfari, direttore del dipartimento di Fisica Volta. Due lauree, la prima in Chimica, poi in Fisica. E negli ultimi anni, sebbene la vista l’avesse abbandonato costringendolo anche a scendere dall’inseparabile bicicletta, aveva deciso di iscriversi nuovo all’Università, al corso di laurea in Matematica.