Cozze a rischio di contaminazione di diossina e Pcb vendute a pescherie e ristoranti della zona: sono 13 gli imputati – miticoltori, commercianti e ristoratori tarantini – che dovranno difendersi dall’accusa di aver preso parte, a vario titolo, a un sistema illegale che dall’allevamento nelle acque interdette del primo seno di Mar Piccolo aveva portato sulle tavole dei tarantini mitili rischiosi per la salute. Il processo nei loro confronti avrà inizio a novembre: a decidere di rinviare a giudizio gli imputati – assistiti, tra gli altri, dagli avvocati Luigi Esposito, Giuseppe Leoni, Andrea Maggio, Salvatore Maggio, Carlo Raffo, Adriano Minetola, Andrea Salinari, Vincenzo Sapia, Maria Letizia Serra – è stato il giudice Francesco Maccagnano che ha infine accolto la richiesta dei difensori di altri 4 imputati che hanno invece chiesto la messa alla prova. Si tratta di una sorta di pausa del procedimento che all’esito, positivo, dei lavori di pubblica utilità o dei percorsi riabilitativi proposti, estinguerebbe il reato loro contestato.
La posizione del 18esimo imputato è stata stralciata e dovrà essere definita da un altro giudice.
L’inchiesta «Cozza nera» coordinata all’epoca dal pubblico ministero Francesco Ciardo, avrebbe messo in luce un’associazione a delinquere composta da 6 persone. Il gruppo, secondo la Procura, aveva commesso «più reati contro la salute pubblica ed il commercio» in particolare, dopo essersi approvvigionato di grossi quantitativi di cozze, avevamo proceduto alla «trasformazione del prodotto in violazione delle normative igienico sanitarie» e alla vendita senza alcuna «etichettatura finalizzata alla tracciabilità del prodotto determinando quindi il pericolo per salute pubblica».








