Se è vero che gli Stati Uniti sono un paese profondamente diviso sulla loro storia e su come raccontarla, il modo migliore per capire queste tensioni è fare una passeggiata per Washington. Basta camminare pochi chilometri. Si parte dal 1600 di Pennsylvania avenue, dove c’è la Casa Bianca. Circa 600 metri a est, al 1350 della stessa strada, c’è il John A. Wilson Building, sede del governo della capitale. Da lì si scende e in pochi minuti si entra nel National mall, il grande viale monumentale che va dal campidoglio al Lincoln memorial.

La prima sosta è al National museum of African American history and culture, il museo di storia afroamericana aperto dallo Smithsonian nel 2016. Poi, camminando verso ovest, si arriva alla Reflecting pool, uno specchio d’acqua lungo 620 metri e largo 51, davanti al quale Martin Luther King pronunciò il suo discorso più celebre. Spostandosi nella stessa direzione si raggiungono il fiume Potomac e il 2700 di F street, dove c’è il Kennedy center, l’istituzione culturale più prestigiosa della capitale (sull’altra sponda del Potomac, vicino al cimitero nazionale di Arlington, dovrebbe sorgere il grande arco di trionfo fortemente voluto da Trump).

Negli ultimi giorni ognuno di questi luoghi è finito al centro delle battaglie politiche e culturali statunitensi, mostrando come i tentativi di Trump di piegare la storia americana alla sua visione reazionaria si scontrino con un’opposizione sempre forte.