Davide Cavallo ha preso un sacco di botte da un branco di ragazzi, è stato ripetutamente accoltellato, ha rischiato prima di morire e poi di finire su una carrozzina. Per fortuna è sopravvissuto alla vigliacca aggressione (per 50 euro) e quasi cammina sulle sue gambe. Non è stato semplice, s’intende.
La chiesa ci insegna il perdono come la più alta forma di carità, la psicologia come ancora di salvezza. Ti perdono perché io possa superare il torto che mi hai fatto e la rabbia non mi consumi.
Non so cosa lo abbia mosso a concedere una seconda possibilità al suo aguzzino, ma di certo Davide, acconsentendo al percorso di giustizia riparativa al posto del carcere, ha indicato che il perdono può essere una scelta ancor prima che un moto d’animo. Qualcuno ora parlerà di buonismo e punterà sulla vittima del brutale pestaggio la stessa forca rivolta fino a ieri contro i picchiatori. Cose già viste e sentite. Davide probabilmente ci riderà su e quando la notte gli capiterà di sognare di nuovo il branco, perché succederà, il mattino dopo si sveglierà sapendo di essere stato il più forte di tutti.














