di
Roberta Scorranese
Unica femmina in casa, arrivata alla laurea nonostante l’opposizione del padre. Oggi con suo marito e i suoi tre figli, tutti dottori, una volta alla settimana apre l'ambulatorio gratis per curare chi è in difficolta: «Non chiedono solo una diagnosi, hanno bisogno di essere ascoltati»
La storia di Elvira Serra inizia nel 1956, in una città affacciata sul mare in provincia di Salerno. Agropoli è piccola, Elvira è l’unica figlia femmina in una famiglia dove per i quattro fratelli maschi si preparava il successo. Per lei, al massimo, un posto da insegnante non lontano da casa. «Sono stata - premette Serra, oggi settantenne - una figlia molto amata. Però mio padre non concepiva che anche una donna potesse costruirsi una carriera». Come medico, poi, figuriamoci. «Mio padre temeva che quell’ambiente dominato dagli uomini avrebbe finito per distruggermi, ma io ero determinata e dopo il liceo mi iscrissi a Medicina». Quando il padre lo scoprì, quella sera stessa stracciò il certificato di iscrizione. «Furono i miei fratelli - ricorda oggi - a capirmi e a difendermi. Studiai, mi applicai con dedizione e finalmente mi laureai». Elvira non sapeva ancora che, pur nella sua rigidità di stampo patriarcale, il padre aveva intuito la verità: quello era un ambiente dominato dagli uomini, quasi fatto su misura per un uomo. E così «capitava spesso che, negli anni in cui ho prestato servizio sulle ambulanze, io mi precipitassi a soccorrere qualcuno per sentirmi chiedere “Signorina, ma dov’è il dottore? Si sbrighi a chiamarlo”. E quando precisavo che il dottore ero io, prima notavo un leggero sbigottimento, poi diffidenza».







