Alexandr Lunin è stato arrestato. L’autore del video da oltre 11 milioni di visualizzazioni in cui si chiedeva un incontro con Vladimir Putin e si minacciava l’ammutinamento dell’esercito, è già in una cella delle prigioni di Voronezh. La condanna preliminare a 11 giorni di carcere è stata emessa sabato, ma per motivi ignoti è stata resa pubblica solo ieri.
Eppure, dopo il clamore dell’ultimo video di Lunin, risalente a giovedì scorso, qualcosa sembrava essersi mosso. Con le sue solite piroette logiche il Cremlino si era espresso sul fatto, dichiarando di non aver ancora visto il video ma di riscontrarvi «una formulazione delle frasi piuttosto strana». Lunin aveva parlato di «azzeramento» dei limiti di sopportazione dell’esercito, raccontava di essere stato avvicinato da tre alti funzionari della Difesa e di avere un messaggio di vitale importanza per Putin.
«Devo rivelargli tutta la verità circa ciò che sta avvenendo». Il giorno dopo, sul suo canale Telegram Moyazhiznya (La mia vita, ndr) aveva scritto di essere diretto a Mosca. Quasi in contemporanea in rete erano apparsi altri video, stavolta con interi gruppi di militari (a volto coperto) che davano ragione a Lunin. Secondo quanto riferito dalla moglie di Lunin, sabato sera la polizia si è presentata a casa loro per effettuare una perquisizione. Al momento si sa che l’ex soldato è stato condannato per un reato traducibile come «esposizione di simboli estremisti».










