WASHINGTON. Per la Corte Suprema degli Stati Uniti la sentenza emessa nel maggio 2023 da una giuria che aveva ritenuto Donald Trump colpevole di abusi sessuali e diffamazione nei confronti della scrittrice Elizabeth Jean Carroll resta valida. La corte più alta degli USA ha, di fatto, respinto la richiesta del presidente di riesaminare la sentenza civile da 5 milioni di dollari emessa nei suoi confronti. I giudici non hanno fornito alcuna motivazione per tale decisione e non è stata emessa alcuna opinione contraria, come spesso accade con le decisioni dei magistrati della Corte.
Il rifiuto lascia in vigore una sentenza della corte d'appello del 2024 che aveva già confermato il giudizio. La sentenza giunge dopo che, a febbraio, sempre la Corte Suprema aveva stabilito che il presidente avesse oltrepassato i suoi poteri imponendo dazi doganali generalizzati avvalendosi dei poteri di emergenza. Tale decisione, che ha inferto un duro colpo alla strategia economica ed estera di Trump, aveva suscitato aspre critiche da parte del presidente, che aveva definito i giudici che hanno votato contro i dazi "sciocchi e cagnolini" e una "vergogna per la nostra nazione". Tre anni fa, una giuria di New York aveva convenuto che Carroll, ex giornalista di una rivista, avesse dimostrato in modo sufficiente di essere stata vittima di abusi sessuali da parte di Trump in un camerino del grande magazzino Bergdorf Goodman, quando i due si erano incrociati negli anni '90. In una petizione alla Corte Suprema, gli avvocati di Trump avevano definito le accuse di aver abusato di Carroll nel camerino di un grande magazzino di Manhattan nel 1996 e di aver poi mentito al riguardo in un post sui social media del 2022 "manifestamente inverosimili" e "politicamente motivate". Hanno inoltre affermato che il giudice del processo avesse ammesso impropriamente prove che hanno influenzato negativamente la giuria. «Carroll ha aspettato più di 20 anni per accusare falsamente Donald Trump, suo avversario politico, fino a quando non è diventato il 45° Presidente, per massimizzare il danno politico nei suoi confronti e trarne profitto», avevano scritto gli avvocati di Trump in un documento. La decisione di lunedì rappresenta un duro colpo per il presidente americano e segna, probabilmente, la fine dei suoi tentativi legali di contestare il verdetto della giuria che lo ha ritenuto colpevole di aver aggredito Carroll. Inoltre, la giuria ha ritenuto che Trump avesse diffamato la scrittrice pubblicando sui social media una dichiarazione in cui definiva il suo caso "una completa truffa", "una bufala e una menzogna". Il tycoon ha sempre negato le accuse di Carroll. Tra le altre prove, la giuria di New York aveva ascoltato le dichiarazioni di due donne — secondo cui Trump le avrebbe aggredite— e un estratto del famigerato video di "Access Hollywood" in cui si sente il Trump vantarsi di avere l'abitudine di afferrare e baciare le donne senza il loro consenso. Dopo il verdetto, il repubblicano aveva presentato ricorso alla Corte d'Appello degli Stati Uniti per il Secondo Circuito, sostenendo, tra le altre cose, che il giudice di primo grado, Lewis A. Kaplan, avesse commesso un errore consentendo che le testimonianze delle due donne e l'estratto della registrazione venissero mostrati alla giuria. Nel dicembre 2024, una commissione di tre giudici della Corte d'Appello ha confermato il verdetto della giuria, ritenendo che Trump non fosse riuscito a dimostrare che le prove avessero leso il suo diritto a un processo equo. Da qui la decisione di portare il caso alla Corte Suprema. Un secondo caso, scaturito dalle accuse della Carroll, potrebbe anch'esso approdare alla Corte Suprema. Nel gennaio 2024, una giuria separata ha condannato Trump a pagare alla Carroll 83,3 milioni di dollari di risarcimento danni per diffamazione, a seguito delle accuse di stupro risalenti a decenni prima mosse contro di lui nel 2019. Gli avvocati del presidente hanno dichiarato di voler chiedere che anche questo caso venga esaminato dalla Corte Suprema.












