Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiRussia e Cina. L’Unione europea è sempre più dipendente dalle terre rare provenienti dalla Cina per il 47% e dalla Russia per il 26%. A dirlo sono gli ultimi dati pubblicati il 29 giugno dall’Eurostat che evidenziano due aspetti: il primo che il commercio delle terre rare è tornato a crescere nel 2025 dopo un forte calo nel 2024 e il secondo che è aumentata la dipendenza a causa di una maggiore richiesta fatta dal settore delle rinnovabili e della mobilità verde. Per le imprese di spazio e difesa la dipendenza è invece classificata, al momento, come medio bassa.
I numeri del trend
Entrando più nel dettaglio dei numeri, il report evidenzia come le importazioni sono aumentate nel 2025 del 17,1% raggiungendo le 15.100 tonnellate e contemporaneamente il valore è cresciuto del 3,2% a 124,9 milioni di euro.
I paesi da cui si approvvigiona l’Ue sono la Cina (46,8% del peso totale, cioè 7.100 tonnellate), la Russia, con il 25,9% delle importazioni (3.900 tonnellate), e la Malesia con il 23,1% (3.500 tonnellate). Giappone e Stati Uniti seguono rispettivamente con l'1,6% e lo 0,9%. Se si passa poi ad osservare il valore, cioè quanto valgono economicamente le importazioni delle terre rare, si scopre i primi tre fornitori sono la Cina, la Norvegia e la Malesia. Questo significa che la Russia è importante perché fornisce grandi quantità, ma in termini di valore perde terreno diventando meno rilevante rispetto agli altri paesi. Questo perché il Paese di Vladimir Putin esporta più materiale grezzi, meno trasformati e dunque con meno valore aggiunto.






