Nel suo libro, “L’isola sospesa. Storia di Taiwan dalle origini alla guerra dei microchip” (Luiss University Press), giunto alla seconda ristampa, il professore Stefano Pelaggi spiega come la storia di Taipei sia un mix di un’anomalia giuridica, storica e culturale che oggi è al centro degli equilibri mondiali, anche grazie allo slancio che la presidenza di Tsai Ing-wen ha dato al Paese. Ne pubblichiamo un estratto

“La terra tremerà e le montagne si muoveranno” (didong shanyao). Il presidente cinese XiJinping si era espresso chiaramente sul futuro delle relazioni nello Stretto in caso di vittoria di Tsai Ing-wen. La schiacciante vittoria di Tsai con il Partito Democratico (DPP dall’acronimo inglese di Democratic Progressive Party) nel gennaio 2016, che conquistò anche un ampio margine in parlamento, diede il via a un assordante silenzio istituzionale tra Pechino e Taipei, accompagnato da un’escalation di azioni militari e dichiarazioni sempre più aggressive. La copertina del settimanale The Economist del maggio 2021 titola “Il luogo più pericoloso della Terra” con una inquietante immagine di Taiwan ripresa da un radar militare. Il sottotitolo evidenzia il carattere globale della contesa: “L’America e la Cina devono lavorare di più per evitare una guerra sul futuro di Taiwan”. I ventitré milioni di abitanti dell’isola hanno vissuto questi anni senza grandi preoccupazioni mentre i giornali internazionali continuano a indicare Taiwan come il prossimo, e inevitabile, conflitto globale. Un conflitto che, secondo una consistente parte degli analisti, potrebbe coinvolgere i principali attori internazionali, con il rischio credibile di una nuclearizzazione.