Roma, 19 mag. (askanews) – Non tira una buona aria a Taiwan. Il presidente taiwanese Lai Ching-te è arrivato a metà del suo mandato stretto tra la pressione militare della Cina, un parlamento controllato dall’opposizione (che vuole un rapporto meno conflittuale con Pechino) e l’incertezza sui rapporti con l’amministrazione Trump, dopo la visita del presidente americano a Pechino.

Lai e il suo Partito democratico progressista devono fare i conti con uno Yuan Legislativo – il parlamento – dominato dal partito nazionalista Kuomintang e dai suoi alleati del Partito del popolo di Taiwan, una situazione che complica gli sforzi del presidente per rafforzare la difesa dell’isola rispetto a una crescente assertività di Pechino.

La tensione interna si somma al difficile equilibrio con Washington. Donald Trump ha discusso di Taiwan con il presidente cinese Xi Jinping durante la visita a Pechino e ha definito una nuova vendita di armi a Taipei una possibile “carta negoziale”, a fronte di un presidente cinese che ha posto chiaramente la questione all’inquilino della Casa bianca: gestire in maniera “scorretta” il dossier Taiwan potrebbe portare a uno scontro tra le prime due potenze mondiali.

In ballo ci sono forniture per 14 miliardi di dollari per armi Usa, che il presidente americano ha congelato, probabilmente per rendere fattibile l’atteso summit con la controparte cinese.