L’ambiguità, in diplomazia, funziona fino a che qualcuno interessato non decide di testarla. È ciò che rischia di succedere in tempi non lontani alla famosa «ambiguità strategica» di Washington rispetto allo status di Taiwan. La pressione di Pechino per annettere l’isola, che ritiene una propria provincia ribelle, si può dire sia ormai a 360 gradi. Indica che il Partito Comunista Cinese ha deciso che è vicino il momento di mettere fine al pilastro dello status quo su Taiwan che dura da decenni. Dalla fine degli Anni Settanta del ‘900, Washington mantiene una posizione ambigua rispetto alla legittimità della pretesa di Pechino.
Taiwan: se Trump perde l’ambiguità
Xi Jinping ha ordinato di intensificare la pressione affinché Taipei capitoli e si consegni a quella che Pechino chiama madrepatria. È una strategia integrata: isolamento diplomatico, coercizione economica, campagne politiche nell’isola per minacciare e blandire, narrazioni storiche e culturali per sostenere l’unità delle due sponde dello Stretto







