C’è qualche posto al mondo dove lo status quo può resistere? Oppure, nel caos creato dalle politiche di potenza, ogni equilibrio è destinato a saltare? L’allarme è alto a Taiwan. Il timore è che ci si stia avvicinando a un momento di svolta — niente affatto piacevole — nella situazione ambigua ma tutto sommato stabile tra l’isola e la Cina Popolare (la quale rivendica la sovranità su quella che un tempo si chiamava Formosa e intende portarla sotto il proprio controllo). A Taipei ci si chiede se Donald Trump sia tentato di «sacrificare» Taiwan, se la voglia usare come una pedina di scambio per arrivare a un accordo globale con Xi Jinping.
Status quo addio, il test di Taiwan
Ieri, il Financial Times ha rivelato che gli Stati Uniti hanno cancellato un incontro previsto, a Washington, tra il ministro delle Difesa di Taiwan, Wellington Koo, e un alto membro del Pentagono, Elbridge Colby. È esattamente quello che pretende Pechino: che non ci siano rapporti politici tra Stati Uniti e Taiwan, che la Cina considera una sua provincia









