Genova – La sentenza nel processo sulla strage del Ponte Morandi - 43 vittime il 14 agosto 2018 nel crollo del viadotto sull'A10 - potrebbe essere pronunciata il prossimo 16 luglio. Lo ha comunicato stamattina (lunedì 29 giugno) Paolo Lepri, presidente del collegio dei giudici, nel corso dell'ultima udienza del dibattimento che si è celebrato per tre anni nella tensostruttura appositamente allestita a palazzo di giustizia. Lepri ha rimarcato un'indiscrezione già circolata nelle scorse settimane. Il verdetto potrebbe arrivare quindi prima delle celebrazioni per ricordare gli otto anni dalla strage. Non vi è comunque ancora certezza assoluta, poiché quel giorno i magistrati si riuniranno in camera di consiglio e, laddove formulassero una decisione, sarà comunicata in serata o successivamente, mentre le motivazioni saranno depositate tre o sei mesi dopo la lettura del dispositivo. L'ipotesi di alcune assoluzioni e il rischio prescrizione A giudizio, ricordiamo, ci sono 57 persone fra dirigenti e tecnici, o ex, di Autostrade per l'Italia, di Spea Engineering (società del Gruppo Atlantia un tempo come Aspi e delegata ai monitoraggi) e del ministero dei Trasporti, che non avrebbe vigilato a sufficienza sui report del gestore allora privato. Gli addebiti contestati a vario titolo sono omicidio stradale plurimo, disastro e falso. Fra i principali inquisiti figurano l'ex amministratore delegato di Autostrade Giovanni Castellucci, l'ex capo nazionale manutenzioni Michele Donferri Mitelli e l'ex direttore centrale operazioni Paolo Berti (il primo e il terzo sono al momento detenuti avendo riportato la condanna definitiva per un'altra vicenda). Per loro la Procura ha chiesto condanne fra i 15 e i 18 anni. È possibile che alcune figure minori - in carica in momenti lontani dal giorno del crollo - vengano assolte, mentre le contestazioni principali a carico degli inquisiti più importanti si prescriveranno fra il 2030 e il 2031. Giallo sulla retromarcia di Mion: "Non inguaia più Castellucci" Un discreto colpo di scena si è registrato quando la difesa di Castellucci ha chiesto di acquisire la testimonianza resa nelle scorse settimane in aula da Gianni Mion, ex amministratore delegato di Edizione, holding della famiglia Benetton di cui facevano parte sia Autostrade sia Atlantia. Mion era stato sentito a maggio 2023 nel processo Morandi, sostenendo d'aver partecipato, in anni precedenti lo scempio, a riunioni con dirigenti di altissimo livello, fra loro Castellucci, nelle quali fu profilata l'instabilità dell'infrastruttura genovese e ammessa 'l'autocertificazione" della stabilità. In quel frangente sempre Mion aveva descritto Castellucci "consapevole" di quei rischi, additandolo come una sorta di dispotico tiranno che faceva il bello e il cattivo tempo nella società che guidava. Come premesso poc'anzi, Mion è stato nuovamente sentito in tribunale, a tre anni di distanza e in un altro processo: quello noto come "Morandi bis", che ha messo nel mirino i report truccati su ponti diversi da quello collassato, sui tunnel a rischio e sulle barriere fonoassorbenti pericolose. Mion, nella deposizione più recente, non ha aggiunto nulla sulle riunioni in cui si sarebbe profilato il possibile crollo di Genova, ma ha comunque innestato una netta retromarcia nelle valutazioni su Castellucci, descrivendolo assai meno tirannico e in parte riabilitandolo. Per questo i legali del medesimo Castellucci hanno proposto che il nuovo resoconto finisca agli atti "anche" dell'affaire Motandi. Il pm Walter Cotugno, titolare dell'accusa insieme al collega Marco Airoldi, si è opposto con nettezza a questa possibilità e il giudice gli ha dato ragione.