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Federico Fubini

I robot eseguono controllo di qualità sui prodotti, assicurano singole funzioni manuali in catena di montaggio, somministrano farmaci e si cambiano da soli la batteria. Ma la popolazione appare sedata e non fa più figli

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Riserviamo un pensiero per Mr. Zhou, eroe contemporaneo e bandiera di tutti noi. Non conosceremo mai il suo vero nome. Non sapremo mai per chi lavorava, sappiamo però che era un "supervisore sulle garanzie di qualità" di un modello di intelligenza artificiale generativa. Sappiamo anche che Mr. Zhou, impiegato di concetto nella megalopoli cinese di Hangzhou, si è ribellato. E ha vinto. Hangzhou è uno dei cuori pulsanti dell'ultima rivoluzione tecnologica, la città dove Mr. Zhou viveva e dove ha ricevuto una proposta dal suo datore di lavoro: accettare una retrocessione di carriera e un taglio salariale del 40%, dato che l'intelligenza artificiale era ormai in grado di fare il suo lavoro meglio di lui. Zhou si è rifiutato. Naturalmente è stato licenziato in tronco, ma non ha subito senza reagire. Ha fatto causa al suo datore di lavoro e in aprile il Tribunale del Popolo Intermedio di Hangzhou (una corte di secondo livello) gli ha dato ragione, condannando l'impresa a indennizzarlo con una cifra pari a 33.500 euro. Così il sistema giudiziario cinese, con questa e un'altra sentenza simile, ha stabilito che una persona non può essere privata del lavoro con la motivazione che il suo posto verrà automatizzato con l'intelligenza artificiale. Credo sia il primo caso al mondo. Ed è straordinario che esso arrivi da uno dei Paesi più tecnologicamente avanzati, ma anche uno dei meno liberi.